Innovazione · Self Perizia
Dieci minuti,
zero chilometri.
Nei casi giusti il sopralluogo lo fa l'assicurato, guidato passo passo dal suo telefono. Ogni foto nasce certificata e ogni scatto sbagliato si rifà subito. Poi, come sempre, decide il perito.
Un graffio sul paraurti, un'auto ferma a ottanta chilometri dal primo punto d'ispezione, un assicurato che lavora tutto il giorno. Per un danno così mandare un perito costa più tempo di quanto valga, e far aspettare il cliente costa ancora di più. Chiedergli «mi mandi due foto su WhatsApp», però, significa ricevere immagini senza data, senza luogo e senza garanzie: materiale che nessuna compagnia dovrebbe accettare.
La Self Perizia sta nel mezzo: il cliente fotografa, la rete certifica, il perito decide.
Tempo: mediana delle raccolte completate da luglio a settembre 2026 (Studio Ragusa). Scatto dal vivo, posizione e impronta sono obbligatori per costruzione: senza, la foto non si acquisisce.
Come funziona, dal lato del cliente
Quando lo studio decide che il caso si presta, il danneggiato (o il suo legale) riceve un link personale via SMS o WhatsApp, valido 72 ore e rinnovabile. Si apre nel browser del telefono, senza installare niente. La prima schermata mostra i dati della pratica, spiega che la procedura usa l'intelligenza artificiale e che la pratica resta decisa dal perito, e chiede due cose: una dichiarazione di veridicità e il consenso alla geolocalizzazione degli scatti.
Poi una lista di dieci passaggi, nell'ordine in cui un perito guarderebbe il veicolo: i quattro angoli, il numero di telaio, il contachilometri, almeno tre foto dei danni, il libretto fronte e retro, ed eventuali documenti in più. Un segno di spunta accompagna il cliente fino alla fine. L'invio si sblocca solo quando c'è tutto.
Una foto sbagliata si rifà subito, non una settimana dopo
Ogni passaggio apre la fotocamera con un'istruzione precisa, per esempio «inquadra il veicolo INTERO dall'angolo anteriore sinistro, targa visibile». Si parte sempre dall'inquadratura più larga possibile. Se non basta, il tasto «Fotocamera telefono» apre la fotocamera del telefono con tutti i suoi obiettivi.
Appena scattata, la foto viene controllata: è davvero quello che il passaggio chiedeva? Se il veicolo è tagliato, se il contachilometri non si legge, se al posto del libretto c'è altro, il cliente lo sa in pochi secondi e rifà lo scatto lì, accanto all'auto. È la differenza tra una raccolta completa al primo colpo e una pratica ferma in attesa di «mi rimanda la foto del telaio?».
Il controllo consiglia, non blocca: se il cliente è sicuro, può usare la foto comunque. Il perito la ritrova segnalata.
Schermate reali della procedura di prova, con dati di esempio.
Perché ci si può fidare di foto fatte dal cliente
Nell'app del perito il timbro si imprime sul telefono. Qui no: il telefono è del cliente, e la certificazione la fa il server della rete, al momento in cui riceve ogni foto.
- Solo dal vivo. Le foto si scattano durante la procedura, non si caricano dalla galleria. L'unica eccezione sono i documenti aggiuntivi, che restano marcati come «non certificati».
- Luogo e ora certi. La posizione GPS è obbligatoria per ogni scatto, e data e ora sono quelle del server, non quelle del telefono.
- Un'impronta digitale per ogni foto, legata a quella precedente come gli anelli di una catena: modificare anche un solo pixel dopo l'invio spezzerebbe la catena, e si vedrebbe.
- Controlli anti-frode. Foto di uno schermo invece che del veicolo, targa diversa da quella dell'incarico, scatti troppo lontani tra loro nello spazio o nel tempo. Il risultato è un semaforo verde, giallo o rosso. Niente viene scartato in automatico: il semaforo è un'informazione per il perito, non una sentenza.
Le foto certificate portano un timbro compatto con studio, data, ora e posizione. Con loro viaggia un attestato di certificazione: chi ha dichiarato cosa e quando, come sono state acquisite le immagini, l'esito dei controlli e l'impronta di ogni singola foto. Entra nel fascicolo come copertina della raccolta.
Dopo: il perito, come sempre
A raccolta finita lo studio riceve l'avviso. Il perito apre la raccolta, guarda le foto e i semafori, compila i dati dell'accertamento con le stesse voci dell'app di ispezione e decide: se la documentazione basta, la raccolta entra nel fascicolo come un sopralluogo, con le stesse letture automatiche di libretto, telaio e chilometri. Se non basta, si fissa un sopralluogo tradizionale. La Self Perizia non sostituisce il perito: gli risparmia il viaggio quando il viaggio non serve.
Cosa cambia per la compagnia
Tempi più brevi sui sinistri semplici, costi di uscita risparmiati dove non servono, e una documentazione che si può difendere: datata, geolocalizzata, sigillata e dichiarata da chi l'ha prodotta. In più resta la valutazione di un perito, con il suo nome.
Lo stesso metodo si presta anche ad altri usi, come la documentazione dei veicoli al rientro per noleggi e flotte. È una delle direzioni su cui stiamo lavorando.