Innovazione · App di ispezione
Lo scatto
nasce certificato.
Ogni foto dell'accertamento porta impressi studio, data, ora e posizione. Quando il perito rientra in studio, le foto sono già nel fascicolo, al loro posto.
Chi fa questo lavoro conosce la vecchia sequenza: foto con il telefono, la sera il cavo, poi scaricare, rinominare, dividere per pratica, caricare. E ogni tanto la domanda che nessuno vuole sentirsi fare: questa foto quando l'ha scattata, e dove?
Dal luglio 2026 gli accertamenti della rete si fanno con un'app di ispezione nostra. Non è una fotocamera con qualche funzione in più: è il primo pezzo del fascicolo. La prova nasce già in regola, e non va sistemata dopo.
Dati dello Studio Ragusa, accertamenti eseguiti con l'app dal 4 luglio al 26 settembre 2026, escluse le sessioni di prova. Gli accertamenti non ancora nel fascicolo sono quelli in corso.
Prima dello scatto: la pratica giusta
Il perito cerca la pratica per numero o per targa, e l'app gli mostra intestatario, compagnia e fascicolo prima della prima foto. Si conferma e si scatta. Così una foto non può finire nella pratica sbagliata, che è l'errore più banale e più costoso di tutti.
Schermate reali, con dati di esempio.
Durante: una foto dopo l'altra, senza uscire dall'app
- Il timbro. Su ogni immagine vengono impressi studio, data, ora e coordinate GPS, e gli stessi dati finiscono anche nei metadati del file: chi la riceve può verificarli.
- Scatti continui. Ogni foto è accettata subito e c'è un tasto per eliminare l'ultima. Nessuna schermata di conferma fra uno scatto e l'altro.
- Anche senza campo. Nei piazzali e nei garage interrati la rete va e viene: le foto restano in coda sul telefono e partono da sole appena torna il segnale.
Tre tasti per le foto che contano
Sopra il pulsante di scatto ci sono tre tasti: LIBRETTO, TELAIO, METRO. Il perito ne tocca uno prima dello scatto e quella foto parte già con la sua etichetta. Dopo lo scatto il tasto si spegne da solo.
- Libretto. La foto va dritta alla lettura del documento, già raddrizzata. Nessuno deve cercare il libretto tra dieci foto di carrozzeria, e si riduce il rischio di letture sbagliate.
- Telaio. La foto del numero di telaio diventa una seconda fonte, indipendente da quella del libretto. Le due letture devono coincidere: se non coincidono, decide il perito.
- Metro. La foto di una misurazione viene conservata a risoluzione più alta delle altre, perché nel fascicolo le tacche devono restare leggibili.
Sono una scorciatoia, non un obbligo. Se il perito non tocca nessun tasto non si blocca niente: il sistema cerca comunque libretto e cruscotto tra tutte le foto. L'etichetta rende soltanto il lavoro più rapido, più economico e più sicuro.
LENTI: quando serve tutta la fotocamera del telefono
La fotocamera dentro l'app usa l'obiettivo principale, perché dal browser un telefono mette a disposizione solo quello e la fotocamera frontale. È una scelta voluta: restando dentro l'app, lo scatto è immediato e non si perde mai il lavoro. Con la fotocamera esterna, invece, il telefono tende a chiudere l'app in background.
Ma a volte serve di più: un grandangolo per prendere tutta la fiancata in un box stretto o con l'auto contro un muro, lo zoom per un dettaglio lontano o in alto. Il tasto LENTI apre la fotocamera del telefono con tutti i suoi obiettivi. La foto rientra nell'app e riceve lo stesso trattamento delle altre: timbro, posizione, dimensioni, etichetta. Dopo lo scatto si torna alla fotocamera dell'app, e se nel frattempo il telefono l'aveva chiusa, l'app riparte esattamente da dove era rimasta.
La chiusura: il perito dice alla compagnia cosa ha visto
Finite le foto, il sopralluogo si chiude con un verbale digitale al posto del foglio. Nella prima parte ci sono i dati del rilievo: dove si trova il veicolo, stato d'uso, chilometri, colore e vernice, riparazioni, pneumatici.
Nella seconda ci sono le segnalazioni per la compagnia: seconda ispezione, cessione al carrozziere, danno grave, intervento delle autorità, necessità di riscontro, sospetta anomalia per l'antifrode, fascia del danno presunto, testimoni, lesionati a bordo e una nota libera. Da qui nascono le comunicazioni che la compagnia riceve, scritte dal perito sul posto, non ricostruite giorni dopo dagli appunti.
Qualche dettaglio conta. Il danno presunto si sceglie per fasce, le stesse con cui la compagnia lo vuole ricevere, e non come importo libero da interpretare. Su testimoni e lesionati anche il «no» è un'informazione che parte verso la compagnia: per questo nessuna risposta è già impostata. O il perito sceglie, o non si comunica niente. L'importo chiesto dal danneggiato resta invece un appunto interno, e alla compagnia non arriva.
Schermate reali, con dati di esempio.
Dopo: il fascicolo si compone da solo
Alla chiusura del sopralluogo, le foto entrano nel fascicolo della pratica in ordine di scatto, con l'archivio originale conservato intatto. Dal libretto fotografato L.I.S.A. legge i dati tecnici del veicolo, come immatricolazione, telaio e omologazione, e li scrive dove servono.
E fa i controlli che a fine giornata sfuggono. Se la targa del libretto non è quella dell'incarico, si ferma e chiede una verifica, invece di scrivere i dati di un altro veicolo. Se i chilometri non si leggono, lo dice, invece di inventarli. Una lettura incerta diventa un avviso per il perito, mai un dato.
Cosa cambia per la compagnia
Documentazione fotografica datata, geolocalizzata e riconducibile allo studio fin dal momento dello scatto. Fascicoli completi prima, perché nessuno deve più ricostruirli a mano la sera. Le segnalazioni che contano, come il danno grave, partono al momento giusto e dopo il via del perito. È la stessa garanzia che chiedete a un buon perito: sapere che cosa ha visto, quando e dove.